'L Bagn

Date: 6 Feb 2020 - Sezione: racconti/

Qui forse ho presunto troppo: ho scritto un breve racconto, un’interpolazione in una biografia di un personaggio noto, servendomi del dialetto piemontese nei dialoghi, sebbene io sia stato educato (a Torino) a non parlare il dialetto, né a casa né a scuola. Rassicuro l’eventuale coraggioso lettore: i dialoghi sono tradotti a piè pagina. L’impressione che voglio dare è quella di un tempo, circa 170 anni fa, in cui nelle varie regioni italiane, anzi, in ogni circondario ognuno parlava il suo dialetto locale. In più, soprattutto nelle campagne, si viveva e si pensava in un modo completamente diverso da oggi. Infatti, una critica non richiesta che ho ricevuto e che mi ha incoraggiato (immagino contrariamente alle intenzioni del critico) a mettere in rete questo racconto, scritto intorno al 2013, è che il racconto non è politicamente corretto. Naturalmente la critica non era formulata in questi termini, ma il succo era lo stesso. Non so che farci. Sono certo che il Piemonte intorno al 1850 era assai simile a come l’ho descritto, arcaico quanto si vuole (persino alcuni vocaboli - ma non troppi - li ho ripescati da vecchi dizionari del tempo), ma era così. I latini dicevano “La storia è maestra della vita”, e ora mi si vuol far credere che “La vita è maestra della storia”. Spero proprio di no.

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