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Questa è la pagina dei disegni.


Le Erine (Furie), da G. Doré

Questo può essere preso come un esperimento per vedere se le incisioni per la Divina Commedia in bianco e nero di Gustave Doré ci guadagnino o ci perdano col colore. Alla fine, penso, sarà una questione di gusti. Tuttavia, non bisogna dimenticare che, dopo tutto, Dante vedeva a colori anche l’Inferno, e non mancava di notarlo nel suo Poema.

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San Vincenzo a Giaglione

Alla UFF-UNF Questo disegno è tratto dal libro “DALLE ALPI A TORINO - con scrittori stranieri del passato”, editore Barbera - Firenze. La data della pubblicazione è introvabile sulla mia copia, ma è certamente pre-1966. La foto originale (a colori) porta il titolo “Val di Susa - La chiesa di Giaglione sulla strada del Moncenisio - foto Bellia”.

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Ricordo di Shanghai

Ho trovato questo schizzo oggi (23 maggio 2023) ripulendo il PC. Ho pensato di rinfrescarlo un poco e di metterlo in linea. Ricordo che il pomeriggio era grigio, ma gli ombrelli che si intravedono in basso erano multicolori, soprattutto verdi, rossi e azzurri. Nel 2005 Shang-hai (=”sul mare”) era già in piena attività di costruzione. Era stata fino alla Seconda Guerra mondiale il maggior porto di accesso alla Cina, e nel 2005 si apprestava a strappare questo compito a Hong...

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Ragazzino triste

Venerdì 27 gennaio 2023, a mezzogiorno, un amico che non vedevo da anni e io decidemmo di fare colazione in un bel ristorante in Galleria a Milano. Saggiamente arrivammo presto, e in breve tempo il ristorante si affollò. I tavoli erano quasi affiancati l’uno all’altro. Vicino a noi si sedette una famiglia di quattro elementi, padre, madre e due figli, ovviamente benestanti. Mentre i genitori e il figlio maggiore erano scuri di capelli, piuttosto robusti, e allegri, il più piccolo,...

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FUNERE MERSIT ACERBO

Sebbene non si veda a prima vista, questo post contiene due disegni, fatti entrambe col sussidio della AI, a scopo dimostrativo (utilizzo la software MidJourney da tre giorni, altro che mid-journey!). Per il resto, il post rappresenta il mio parere sui titoli di due poesie di Giosuè Carducci (“Pianto antico” e, appunto “Funere mersit acerbo”.) Spoiler: secondo me, i due titoli dovrebbero essere scambiati. Comunque sono belle poesie, indipendentemente dal titolo, e le fonti pure. I miei disegni scadenti si...

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Nonnetta e Amelia

Questo ritratto, ricopiato da una fotografia, non è stato breve da completare. Sei anni, anche se non proprio a tempo pieno. Il pizzo e le pieghe del lenzuolo mi hanno preso un’eternità. Comunque sono abbastanza soddisfatto. La Nonnetta è una delle persone a me più care, anche se non è propriamente mia nonna: dopotutto non sono più giovanissimo neanch’io. In quanto a Amelia, è una gatta affetta da protagonismo, e quindi immagino che sia contenta. Ma chi li capisce, i...

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Ricordi di Mindoro (anni 80)

Chi si aspetta dei racconti sarà deluso. In questo post ci sono pochi schizzi tratti da un’impresentabile collezione, che feci dal vero quando ero ospite dell’amico Natale nella sua casa di Mindoro, insieme ad altri, tra cui un illustre critico ed ex-sovrintendente della Galleria d’Arte Moderna di Roma. Chi lo conosceva bene riconoscerà il suo piede, a pag.1, e (forse meglio) il suo profilo a pag 3. L’amico Natale è ritratto (si fa per dire) a pag.2, mentre gonfia la...

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Don Severino

Don Severino, in realtà era Monsignore, ma era un amico di famiglia e io fin da bambino l’ho conosciuto con questo nome. Uomo coltissimo e modesto, preferì non seguire la carriera brillante che la sua intelligenza gli prometteva (a trent’anni era già Vicario del Suo Vescovo), per dedicarsi ai suoi anziani genitori e ai suoi studi di antichità Piemontesi. Tutti quelli che lo conoscevano sapevano che era un sant’uomo, destinato a essere vittima di persone che sapevano di non correre...

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Serata al Lago di Varese (armonie in bruno di Van Dyck) - 1953

Penso proprio che questo sarà l’ultimo mio autoritratto tardivo, in primo luogo perché non ho tante altre foto di mio gradimento. Che la foto originale sia stata presa presso il Lago di Varese lo dico io ed è difficile verificare. Il lago si vede, e, sullo sfondo, c’è anche in parte il Campo dei Fiori. Si vede anche nei miei occhi una traccia delle mie speranze per il futuro, roba di 66 anni fa….

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Isola di Ōshima nello stretto di Tsugaru

L’isola di Ōshima (OOSIMA) è un’isola all’ingresso dello stretto di Tsugaru proveniendo da Ovest. La vidi il mattino del 12 luglio 1984, tornando dal mio viaggio in Transiberiana (una quasi andata e ritorno). Il mattino era come mi è venuto nel disegno qui riprodotto, sereno e lievemente nebbioso. Forse né il cielo né il mare erano così azzurri, ma insomma, erano quasi trentacinque anni fa.

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Padre Dante

Fin dalla mia più tenera età ho in mente l’originale di questo ritratto di Dante, la nota incisione in bianco e nero di Gustave Doré. Nessuno, naturalmente, conosce con precisione il ritratto di Dante. Tuttavia, da tempo mi ero proposto di fare un ritratto a colori ispirato al Doré, cioè quello che fra i vari ritratti di Dante mi pareva rendesse meglio l’idea. Per me Dante non può esser stato molto diverso. Ho trovato in rete delle “colorizzazioni” dell’incisione, ma...

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Portrait d'un Ami pour son 80ème anniversaire

On m’avait demandé une photo avec dédicace. Bien, je ne suis pas heureux de mes photos d’aujourd’hui et c’est là tout ce que je sais faire. Ici Momo (1953) regarde le portrait d’un Ami, qui viendra dans son futur lointain, après 36 ans, et dont on vient maintenant de célébrer le 80ème anniversaire. Mais il le voit déjà en 1953, parce qui’il est là et l’attend. Et Momo pense aussi à la Provence, qu’il connait très bien, parce qu’il en...

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Numero Sei - Momo che guarda il sesto quadro

Qui Momo guarda un sesto quadro della sua pinacoteca, che non poteva mancare. E’ probabilmente il quadro più celebre del mondo, che piaccia o che non piaccia. Tant’è vero che lo si riconosce senza neanche ingrandirlo. E’ facile vedere il quadro. Poi Crtl+ ingrandisce quanto basta (e Ctrl - rimpicciolirà). E poi bisogna capire di cosa si tratta. Il Numero 5, quinto quadro, era la veduta di Delft, di Vermeer Van Delft (1660-1661).

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Numero Cinque - Momo che guarda il quinto quadro

In questo ennesimo autoritratto ritardatario (1953) Momo guarda un quinto quadro della sua pinacoteca, un quadro che qualcuno ha definito “il quadro più bello del mondo”. Per dire una cosa del genere, in genere è meglio essere americani, o aver visto relativamente pochi quadri. Ciò non toglie che il quadro mi piaccia. E’ facile vedere il quadro. Poi Crtl+ ingrandisce quanto basta (e Ctrl - rimpicciolirà). E poi bisogna capire di cosa si tratta. Il Numero 4, quarto quadro, naturalmente,...

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Numero Quattro - Momo che guarda il quarto quadro

In questo ennesimo autoritratto ritardatario (1953) Momo guarda un quarto quadro della sua pinacoteca, un quadro meno noto di un autore famoso. E’ facile vedere il quadro. Poi Crtl+ ingrandisce quanto basta (e Ctrl - rimpicciolirà). E poi bisogna capire di cosa si tratta. Incidentalmente, per chi non lo avesse scoperto da solo, il quadro n.3, esposto il 21-22 novembre 2017, era la “Deposizione o Pala Baglioni” esposta alla Galleria Borghese di Roma, almeno nella maggior parte, perché la Pala...

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Numero Tre - Momo che guarda il terzo quadro

In questo ennesimo autoritratto ritardatario (1953) Momo guarda un terzo quadro della sua pinacoteca, un quadro che gli è caro più per la sua storia che per l’intera coposizione che, ricostruita da vari frammenti, appare un poco farraginosa. In basso a sinistra c’è però la firma dell’autore. La storia è riportata nella pagina non-accadde il giorno 16 luglio (http://dainoequinoziale.it/non-accadde/2017/07/16/16-luglio.html). E’ facile vedere il quadro. Poi Crtl+ ingrandisce quanto basta (e Ctrl - rimpicciolirà). E poi bisogna capire di cosa si...

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Numero 2 - Momo che guarda il secondo quadro

In questo autoritratto ritardatario (1953) Momo guarda un secondo quadro, che ha scoperto tardi, ma è presto divenuto uno dei suoi prediletti.. E’ facile vedere il quadro. Poi il pannello di controllo o altro visualizzatore può fornire gli strumenti necessari, ma riconoscere il quadro non è facile. Incidentalmente, per chi non lo avesse scoperto da solo, il quadro n.1, esposto nel novembre 2016, era la pala di Brera di Piero della Francesca.

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Susa, circa 1925

Questo disegno è tratto dal libro “PIEMONTE”, Vol I della collana “Attraverso l’Italia”, Milano (1930). La foto, in bianco e nero, è a pag.127, per chi voglia vedere l’originale. Un possibile errore è nel colore dei tetti: non si capisce dalla foto quanti fossero coperti da tegole e quanti coperti da lose.

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Tre ippopotami

Ippopotamo tratto ancora dal Brehm. Copia a penna dall’incisione originale sul mio volume (anno 1975 circa), rivista, non necessariamente del tutto in meglio, nell’ottobre 2017.

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Linotype fine '800

Le macchine meccaniche mi hanno sempre affascinato. Qui presento una macchina Linotype, inventata nel 1881 e andata fuori uso un secolo dopo con l’avvento dei computer. A che cosa serviva? Mah. La macchina è affascinante in sè, e io credo che molti non ne abbiano mai vista una (io per primo) e altri non l’abbiano mai sentita nominare. In questo caso, lo schizzo fu copiato a inchiostro seppia negli anni Settanta dalla mia vecchia enciclopedia (1905) con qualche pennellata di...

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Arolla o Pino Cembro - e due rododendri

Arolla o Pino Cembro (Arve in francese), da una incisione svizzera del 1897, riprodotta alla bell’e meglio e colorata da me. L’originale da cui l’ho copiata è visibile in https://img1.etsystatic.com/024/0/6132368/il_570xN.482009055_cg7c.jpg (ma io avevo la stessa immagine in una mia vecchia enciclopedia del 1905). I due rododendri li ho aggiunti perché me sembrava che un poco ci rosa di andasse bene.

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Al Lago di Varese - 1953

Autoritratto tardivo. Che la foto originale sia stata presa presso il Lago di Varese lo dico io ed è difficile verificare. E’ addirittura difficile verificare che ci sia un lago nelle vicinanze. Ma insomma, perché non credere ad un’affermazione così innocua?–

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Cannero al tramonto, 1954

Altro autoritratto ritardatario. Ma veramente a me interessavano i giochi di luce di uno splendido tramonto a Cannero, quando il Lago Maggiore era un’altra cosa. Per il resto, sono a caccia dei miei ricordi, e malinconicamente ce li ritrovo.

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Una rosa per Susa

A questo disegno, tratto da una fotografia del 1902, avevo dato il titolo “Una rosa per una Regina”, perché la città di Susa portava il titolo di Regina delle Alpi Cozie, come attesta il nobile campanile della Cattedrale, che compare nel mio disegno. Poiché tuttavia questo appellativo è ormai poco noto, ho voluto rendere il riferimento più esplicito, dando il titolo di “Una rosa per Susa”. La rosa non è molto visibile, ma c’è. Il titolo della foto era “L’Antica...

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Delfino

Anche questo Delfino è una riedizione del Brehm. Naturalmente so che la somiglianza con l’animale non è perfetta, ma secondo me non importa. Io ho dato colore a qualcosa che fa parte dell’ammobiliamento della mia immaginazione. Penso sia comune a molti altri, fino a che non furono disponibili molte buone fotografie. Per me, il delfino è questo.

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Beluga

Da un’incisione in bianco e nero del solito Brehm.

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Phocaena

Da un’incisione in bianco e nero tratta dalla “Vita degli animali”, di A.E.Brehm.

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Renna

Da un’incisione in bianco e nero tratta dalla “Vita degli animali”, di A.E.Brehm.

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Lepre

Da un’ennesima incisione in bianco e nero tratta dalla “Vita degli animali”, di A.E.Brehm.

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Stazione di Gyékényes

Tentativo di ridurre in ‘ligne claire’ un mio schizzo di viaggio della stazione di Gyekenes (Ungheria)- Per qualche ragione la didascalia, di mio pugno, è: ‘Stazione vecchia di Gyekenes. 17.30 dell’8 Giugno (1984)’.

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Cervo in dicromia

Tentativo di ridurre in dicromia (manuale) un’incisione in bianco e nero tratta dalla “Vita degli animali”, di A.E.Brehm. La mia versione è stata fatta in due tempi: la parte a penna in inchiostro seppia risale agli anni’70; la parte turchese è di oggi. Basta non aver fretta.

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Altri tempi

Altri tempi. Casa nostra da una fotografia bianco e nero degli anni ‘70. Se vi foste seduti sulla soglia e aveste guardato fuori del PC avreste visto (più o meno) la scena del post “Buon Pomeriggio” in questa pagina.

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Lavoro infantile nelle miniere inglesi

Il lavoro infantile fu abolito anzitutto in Inghilterra nel 1833. Destava particolare compassione il lavoro in miniera di bambini di età inferiore a nove anni, ma in realtà ogni forma di lavoro infantile era particolarmente spietata: a quei tempi nelle filande piemontesi, tanto per fare un esempio, i bambini venivano sovente legati al telaio, facevano 12-14 ore di lavoro al giorno, naturalmente a mezza paga, e se si addormentavano venivano svegliati a bastonate. Nel mio capitolo di storia “La vigilia...

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Ilanskij 56°14′0″ N, 96°4′0″ E

Come è ben noto a chi è noto, Ilanskij è una stazione della Transiberiana, ferrovia i cui treni a lungo percorso fanno (o facevano) poche fermate, ma di circa un’ora ciascuna. Ebbi così tutto il tempo di fare uno schizzo in bianco e nero poi trasformato nel disegno a “ligne claire” allegato, in particolare l’albero sulla sinistra, con l’edera che, come ogni edera che valga il suo nome, vi si avvinceva. Credo che guardando su Google Earth si possa ancora...

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Isasondo

Questa veduta di Isasondo/Itsasondo (non lontano da Pamplona) è tratta da uno schizzo in bianco e nero di Gustave Doré. La disegnò nel 1862 nel corso di un suo viaggio in Spagna. Da quando l’ho vista mi affascina. L’ho trasformata in una veduta “al chiar di luna” a colori, aggiungendo l’unica finestra illuminata. Anche altri viaggiatori fecero schizzi poco differenti da quello del Doré. Tuttavia, ciò che è strano, è che questa veduta è scomparsa dalle moderne fotografie di Isasondo,...

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Numero 1 - Momo che guarda il primo quadro

In questo autoritratto ritardatario (1953) Momo guarda il suo quadro prediletto. E’ abbastanza facile vedere il quadro. Poi il pannello di controllo o altro visualizzatore può fornire gli strumenti necessari, ma riconoscere il quadro non è facile.

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Buon pomeriggio

Disegno tratto da una foto in bianco e nero di cui, grazie alla diligenza di mio cugino, so la data: 12 settembre 1957. L’ora la ricordo io, erano circa le due di pomeriggio. Quiete post-pomeridiana e due soli esseri viventi, di cui l’umano è poco visibile. Curiosamente, la casa gialla in alto a sinistra appartiene ad uno dei più celebri, se non il più celebre, pittore italiano vivente.

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